Non è colpa mia... questo articolo l'avevo già scritto ma, non sò come (anzi si ma mi vergogno a dirlo!), quando il mio indice destro ha distrattamente premuto il tasto sinistro del mouse che puntava l'icona salva... è irreparabilmente sparito tutto, e nonostante le imprecazioni in binario, esadecimale e non sò che altro, eccomi quì a riscrivere tutto da capo!

Ci siamo quindi divorati, in modo più o meno accettabile, più della metà del percorso e con la gamba e il morale molto buoni ci apprestiamo ad affrontare coscientemente la parte più dura della corsa... Coscientemente??? Un corno!!! In modo del tutto inatteso veniamo letteralmente ingoiati dal primo tratto di percorso in pavè! Devastante è l'aggettivo che meglio lo descrive, dopo pochi metri ti rendi conto che non è stato solo un breve tratto con pietre particolarmente ostili ma che il pavè è proprio quello, grosse pietre sconnesse, disallineate, scivolose che spesso creano profonde e insidiose gole tra l'una e l'altra, capaci di imprigionare senza scampo le ruote delle nostre povere bici. Tutti cerchiamo subito di reagire, si cambia la presa, l'assetto, la velocità la seduta e all'inizio sembra anche funzionare... ma solo per poche decine di metri, poi le vibrazioni tornano a farti perdere la sensibilità, a rendere incerta la presa e la frenata, un violento formicolio sale dalle mani fino a tutte le braccia, i piedi e la muscolatura delle gambe sono impegnati nel tentativo di ammortizzare il più possibile e faticano a spingere i pedali, il sellino infine si dimostra il posto meno indicato su cui poggiare i nostri cari gioiellini... E' tutto inutile, le sole cose che ti possono portare fuori da questo inferno sono la pazienza e la sopportazione. Lo sò, sembra esagerazione ma vi garantisco che è proprio così, a mio parere il pavè non si può raccontare, va provato, è un'esperienza unica! Usciamo da questo tratto un po' ridimensionati e ci rendiamo conto che quello che ci aspetta sarà molto più di quello che pensavamo un paio di chilometri prima, cala un po' la convinzione ma di sicuro aumenta la concentrazione e la voglia di andare avanti. Affrontiamo i primi muri, che non sono in pavè, senza nessun problema, sono effettivamente solo brevi strappetti ma già salire il Oude Kwaremont che non è asfaltato e presenta su 2500mt le sue buone pendenze sopra il 10% è preludio a ciò che troveremo più avanti. Il Paterberg è a mio avviso il primo vero muro delle fiandre, 360mt di pietre mal messe su un fondo inclinato di oltre il 20%. E quì i ciclisti che scendono dalla bici e umilmente salgono in silenzio sono numerosi, noi per fortuna riusciamo tutti a non sganciare i pedali e approfittando dei piccoli varchi liberi tra la gente che sale a piedi la stretta carreggiata ci portiamo alla fine della salita dove ci aspetta un cartello con su scritto: Koppenberg 10 Km. Sappiamo che sarà la salita più dura ma contiamo di farcela, le pendenze superano di poco quelle del Paterberg che abbiamo appena fatto e la lunghezza è di poco inferiore ai 1000 mt... avanti a blocco, stiamo arrivando! Prima della salita si percorre un falsopiano asfaltato di circa un paio di chilometri, durante i quali ricomincia a piovere, non forte ma quel tanto che basta per farci arrivare ad affrontare la salita con il fondo bagnato. Ci siamo, l'asfalto finisce con una stretta curva a destra che immette nel km più duro di tutta la corsa, da sotto il Koppemberg si vede tutto anzi si intuisce tutto poichè quello che si vede è solo un lungo serpentone di ciclisti che spingono a piedi la loro bici. Ci si rende perfettamente conto della sua forma parabolica, fatta di pietroni mal posati su un fondo che più si avvicina alla cima e più incrementa la sua pendenza fino a raggiungere quota 22%. Nessuno dei quasi 20000 cicloturisti arriverà in cima senza scendere dalla bici un po' per l'affollamento di gente che sale a piedi e un po' per il fondo bagnato che unito alla scivolosità delle pietre lo rende veramente simile al ghiaccio. Io dubito che anche in condizioni normali sarei capace di 'salire senza scendere' ma anche questo fa parte delle cose difficili da raccontare che si vivono al giro delle fiandre. Fatto questo continuiamo nell'attesa del mitico Kappelmur ma prima di arrivarci dobbiamo affrontare altre salite altri pavè e soprattutto altri km. Procediamo con diligenza, fermandoci a ogni ristoro mangiando anche più del necessario ma i km sono tanti e intorno al km 210 incontro la mia piccola crisi (... nota anche come simia!), parlo della mia supponendo che sia stata l'unica ma sinceramente non ci scommetterei grandi cifre. Non ho ben capito se il calo sia stato fisico o mentale ma per almeno una ventina di km avrei volentieri regalato la bici a chiunque la volesse. A circa 30 km dalla fine ci siamo fermati a un ristoro della RED BULL dove abbiamo onorato lo sponsor drenando lattine della portentosa bibita energetica e siamo ripartiti. Sia stata la bibita o la pausa non lo sò ma le gambe hanno ricominciato a girare e l'umore è tornato buono tanto che dichiaravo di aver fatto amicizia con la simia e di averla definitivamente domata. Siamo così arrivati al Kappelmur, famosa salita ma che nulla ha a che fare con quelle precedenti, è un muro cittadino, in mezzo al paese su un pavè facile, che poco somiglia ai pietroni visti in precedenza ai bordi della carreggiata c'è anche un marciapiede e in cima la famosa chiesetta. Molti riuscivano a farla in bici, io e Alessio verso la metà siamo stati costretti a mettere il piede a terra a causa di una caduta proprio davanti a noi ma poi siamo ripartiti e con calma (la pendenza è comunque del 20%) siamo arrivati in cima. Da quì in poi anche per noi, come per Cancellara è stata una passerella, il Bosberg lo abbiamo tenuto per le foto e con qualche piccolo inconveniente di percorso siamo arrivati al traguardo. Fatta, abbiamo domato le fiandre, non importa in quante ore o con quante difficoltà ma lo possiamo raccontare... siamo leoni delle fiandre... In pochi minuti ci trasformiamo da feroci leoni a docili gattini, sappiamo infatti molto bene che se non arriviamo a casa in tempo per il pranzo di pasqua dovremo affrontare le ire delle nostre care mogliettine e in tal caso... altro che Koppemberg! In meno di un'ora ci cambiamo laviamo mettiamo via le bici e ci catapultiamo al promo McDonald per la cena e poi via per oltre 1200km senza sosta affrontando anche la neve al san Gottardo per arrivare a casa alle 10.30 del giorno di Pasqua.  Fiandre domate e mogli accontentate... meglio di così non potevamo fare!


Ultimo aggiornamento ( Martedì 20 Aprile 2010 23:37 )